Clemente Rebora (1885-1957) nel cinquantenario della morte. Memorie serie II, vol. XI (2007)

Memorie ser. II, vol. XI

Atti del convegno

Rovereto, 10-11 maggio 2007

 

a cura di Mario Allegri e Antonio Girardi

edizioni Osiride, 2008

 

«E ora, due cose: circa il mio avvenire io non m'impegno e vorrei che non ne parlasse neppur chi mi vuol bene: perché la mia stanchezza (in apparenza di floridezza) cronica ormai, potrebbe giocarmi un brutto tiro: ti basti sapere che il meglio del mio spirito risale a un tempo passato (quando improvvisavo – senza cognizione di musica - bei temi, e altro; e ora non più) Potrei essere lo stelo di un fiorellino solo. Ma non vorrei esser confuso con i Gozzano di questo mondo: perché anche se così fosse, al sentirmi vicino parolette d'incuoramento compassionevole, sarei l'uomo da sorger - pur nella rovina – veramente a dar spallate e pugni di forza. Io no ho, per ora, altri conforti né ambizioni tranne quelli del mio spirito che gioisce quando tocca in sé l'altro d'intorno e in ogni dove: ma credo che se domani constatassi definitivamente la mia impotenza, saprei (come so) starmene nel mio nidino, soffrendo e tacendo, per attendere d'essere -a mio uso e consumo – vastissimo dentro in piccolissima cosa fuori: e spero d'avere il pudore di non cercar attenuanti»

 

da una lettera di Clemente Rebora a Giuseppe Prezzolini del 14 febbraio 1913